la-morte-e-il-morireUn questo articolo riprendiamo un discorso iniziato in un altro post in cui parlavamo del saggio La morte e il morire  della dottoressa  Kubler Ross, psichiatra svizzera considerata la fondatrice della psicotanatologia.

Il modello a cinque fasi, elaborato dalla dottoressa  nel 1970 analizza come una persona a cui è stata diagnosticata una malattia terminale o una colpita dal lutto reagisce alla notizia. Le cinque reazioni  sono: negazione – rabbia – patteggiamento – depressione – accettazione.

Abbiamo già raccontato come la fase della negazione o del rifiuto sia assolutamente la prima reazione a cui segue la rabbia. Ma la Kubler Ross  parla di un modello a fasi, e non a stadi, per cui le fasi possono anche alternarsi, presentarsi più volte nel corso del tempo, con diversa intensità, e senza un preciso ordine, dato che le emozioni non seguono regole particolari, ma anzi come si manifestano, così svaniscono, magari miste e sovrapposte.

Dando per scontato un evoluzione lineare delle emozioni. il malato passerà dalla rabbia al patteggiamento e la disperazione:

Fase della contrattazione o del patteggiamento: in questa fase la persona inizia a verificare cosa è in grado di fare ed in quali progetti può investire la speranza, iniziando una specie di negoziato, che a seconda dei valori personali, può essere instaurato sia con le persone che costituiscono la sfera relazione del paziente, sia con le figure religiose. “se prendo le medicine, crede che potrò…”, “se guarisco, poi farò…”. In questa fase, la persona riprende il controllo della propria vita, e cerca di riparare il riparabile.

Fase della depressione: rappresenta un momento nel quale il paziente inizia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o che sta per subire e di solito si manifesta quando la malattia progredisce ed il livello di sofferenza aumenta. Questa fase viene distinta in due tipi di depressione: una reattiva ed una preparatoria. La depressione reattiva è conseguente alla presa di coscienza di quanti aspetti della propria identità, della propria immagine corporea, del proprio potere decisionale e delle proprie relazioni sociali, sono andati persi. La depressione preparatoria ha un aspetto anticipatorio rispetto alle perdite che si stanno per subire. In questa fase della malattia la persona non può più negare la sua condizione di salute, e inizia a prendere coscienza che la ribellione non è possibile, per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta. Quanto maggiore è la sensazione dell’imminenza della morte, tanto più probabile è che la persona viva fasi di depressione.

Dopo questa fase forse arriverà l’accettazione, nonostante possano ancora affacciarsi alla mente stati emotivi di rabbia e depressione il paziente o chi resta è pronto a dare un senso a quanto successo e inscriverlo nell’ordine naturale delle cose. Purtroppo, però, l’accettazione, non riesce a farsi strada tra le tante emozioni che si alternano nell’animo di chi conosce il suo destino e va incontro alla fine con rabbia o depressione.

La Kubler Ross nel suo saggio dà alcuni consigli per facilitare l’elaborazione sia al malato che dà assistenza. La dottoressa suggerisce di affrontare la nuova comunicazione, spesso non verbale, cercando quanto possibile di non passare messaggi negativi e soprattutto di rimanere noi stessi e anche se non sappiamo cosa dire l’ascolto è l’aiuto più desiderato.

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