Negli ultimi mesi il tema del suicidio medicalmente assistito è tornato al centro del dibattito pubblico italiano, coinvolgendo giuristi, medici, professionisti delle cure palliative, bioeticisti e psicologi. In questo contesto si inserisce l’intervento della psicologa e filosofa Ines Testoni, pubblicato su Quotidiano Sanità con il titolo “Suicidio assistito, citare incautamente la psicologia non aiuta la maturazione degli individui e della società”.
L’articolo nasce come risposta critica ad alcune interpretazioni del recente Position Paper della Società Italiana di Cure Palliative (SICP) sul rapporto tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito. Ma il suo significato va oltre la polemica contingente: Testoni invita infatti a riflettere sul modo in cui vengono utilizzate la psicologia e le scienze umane nel confronto pubblico sulle decisioni di fine vita.
Il punto centrale: distinguere tra dati psicologici e giudizi morali
Secondo Testoni, la psicologia non può essere utilizzata per sostenere automaticamente una determinata posizione etica o politica sul suicidio medicalmente assistito.
La studiosa osserva che il fatto che una persona possa essere influenzata da fattori psicologici, relazionali o sociali non significa necessariamente che la sua richiesta di accesso al suicidio medicalmente assistito sia meno autentica o meno libera. Allo stesso tempo, non significa neppure che tale richiesta debba essere accolta senza un’attenta valutazione.
Come scrive la stessa Testoni: “Citare incautamente la psicologia non aiuta la maturazione degli individui e della società.”
Secondo l’autrice, il rischio è quello di attribuire alla psicologia un ruolo che non le appartiene: trasformarla in uno strumento per legittimare a priori una determinata visione morale anziché utilizzarla per comprendere la complessità dell’esperienza umana.
Il problema dello “slippery slope”nell’ipotesi di vicinanza tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito
Uno dei passaggi più significativi dell’articolo riguarda il cosiddetto slippery slope argument (“argomento del piano inclinato”), richiamato da Testoni commentando alcune preoccupazioni espresse nel documento della SICP.
La professoressa osserva che ipotizzare automaticamente conseguenze negative derivanti da una maggiore vicinanza tra cure palliative e suicidio medicalmente assistito può risultare problematico se non supportato da solide evidenze empiriche.
Nell’articolo si legge: “L’argomentazione proposta dal Position Paper rischia di richiamare la logica del cosiddetto slippery slope argument.”
Secondo questa logica, un primo passo in una certa direzione porterebbe inevitabilmente a conseguenze sempre più estreme. Testoni invita invece a valutare i fenomeni sulla base dei dati disponibili e non esclusivamente attraverso previsioni ipotetiche.
La morte come tema ancora difficile da affrontare
Dietro il dibattito sul suicidio medicalmente assistito, Testoni individua un problema culturale più ampio: la difficoltà della società contemporanea a confrontarsi apertamente con la morte.
Da anni la studiosa si occupa di Death Education e psicologia del fine vita. Nella sua prospettiva, molte delle tensioni che emergono nel confronto pubblico derivano proprio dalla tendenza a rimuovere il tema della mortalità, rendendo più difficile affrontare con serenità e maturità le decisioni che riguardano la conclusione dell’esistenza.
Per questo motivo, secondo Testoni, il dibattito dovrebbe concentrarsi meno sulle contrapposizioni ideologiche e più sulla comprensione delle esperienze concrete delle persone malate e delle loro famiglie.
Cosa afferma il Position Paper della Società Italiana di Cure Palliative
Per comprendere il confronto è importante esaminare anche ciò che sostiene il Position Paper della SICP, elaborato dal Comitato per le Questioni Etiche multidisciplinare e multiprofessionale e approvato dal Consiglio Direttivo il 5 giugno 2026.
Il documento parte da una posizione molto chiara: cure palliative e suicidio medicalmente assistito non sono la stessa cosa e rispondono a domande differenti.
Come sintetizzato dalla stessa SICP: “Le Cure Palliative e il Suicidio Medicalmente Assistito sono due risposte diverse a due domande diverse, che meritano entrambe rispetto e richiedono risposte adeguate e diverse.”
Secondo il Position Paper, le cure palliative hanno come obiettivo la riduzione della sofferenza e il miglioramento della qualità della vita della persona malata, senza anticiparne intenzionalmente la morte.
Per questo motivo la SICP sostiene la necessità di mantenere una distinzione netta tra l’attività palliativa e l’eventuale procedura di suicidio medicalmente assistito prevista dall’ordinamento giuridico.
Il ruolo dei palliativisti secondo la SICP
Il documento non propone l’esclusione delle cure palliative dal percorso decisionale. Al contrario, ritiene appropriato e importante il coinvolgimento delle équipe palliative nelle fasi informative e valutative delle richieste di suicidio medicalmente assistito.
La SICP afferma tuttavia che i professionisti delle cure palliative debbano rimanere estranei alla fase attuativa della procedura, poiché il loro mandato professionale consiste nell’accompagnare e alleviare la sofferenza senza provocare intenzionalmente la morte.
Nelle conclusioni del documento viene inoltre riconosciuto che, in una società pluralista, può essere considerato legittimo il diritto individuale a richiedere il suicidio medicalmente assistito nelle condizioni previste dalla legge, pur mantenendo distinta questa pratica dall’ambito specifico delle cure palliative.
Due prospettive che possono dialogare
A una lettura attenta, la distanza tra le posizioni potrebbe essere meno radicale di quanto appaia. Da un lato, la SICP sottolinea la necessità di proteggere l’identità e la missione delle cure palliative, evitando confusioni tra accompagnamento terapeutico e aiuto al suicidio. Dall’altro, Testoni richiama l’attenzione sul rischio di utilizzare argomentazioni psicologiche o previsioni sociali non sufficientemente fondate per sostenere determinate conclusioni etiche.
Entrambe le prospettive condividono però un obiettivo fondamentale: garantire il rispetto della persona malata, la qualità della relazione di cura e la maturazione culturale della società di fronte ai temi del fine vita.
Suicidio medicalmente assistito e cure palliative, una discussione che riguarda tutti
Il confronto sul suicidio medicalmente assistito non riguarda soltanto il diritto, la medicina o la bioetica. Coinvolge il modo in cui una comunità interpreta la sofferenza, la libertà personale, la vulnerabilità e la dignità umana.
L’intervento di Ines Testoni e il Position Paper della Società Italiana di Cure Palliative mostrano che il vero nodo non è soltanto stabilire quali procedure siano consentite, ma sviluppare una cultura capace di affrontare la morte senza rimozioni, semplificazioni ideologiche o contrapposizioni sterili.
Solo in questo modo il dibattito sul suicidio medicalmente assistito può diventare un’occasione di crescita collettiva e di maggiore consapevolezza civile.
Fonti
- Quotidiano Sanità, Ines Testoni, “Suicidio assistito, citare incautamente la psicologia non aiuta la maturazione degli individui e della società“.
- Società Italiana di Cure Palliative (SICP), Position Paper sul rapporto tra Cure Palliative e Suicidio Medicalmente Assistito, approvato dal Consiglio Direttivo il 5 giugno 2026.












