Don Lanfranco Casali, morto il 22 novembre 2025 all’età di 93 anni, aveva affidato a un video il significato spirituale della propria decisione. Dal carbonio estratto dalle sue ceneri di cremazione è nato in Svizzera un diamante dalle intense sfumature blu. Si tratta del primo caso mondiale di un prete cattolico che abbia compiuto questa scelta.

Domat/Ems, Svizzera, settembre 2026 – Un diamante attraversato da suggestive sfumature blu custodisce oggi una parte della memoria di don Lanfranco Casali, sacerdote marchigiano nato il 10 marzo 1932 a Castelfidardo e morto il 22 novembre 2025 a Osimo, all’età di 93 anni. Molto amato e stimato per il suo instancabile impegno religioso e civile.
Il diamante è stato creato in Svizzera dalla società Algordanza AG che realizza i Diamanti della Memoria® come forma di sepoltura attraverso un procedimento di laboratorio complesso, tale da riprodurre le condizioni fisiche che determinano la formazione dei diamanti in natura a partire dall’elemento chimico carbonio. Carbonio in questo caso estratto dalle ceneri di cremazione di don Casali.
Don Lanfranco aveva pensato e preparato personalmente questo passaggio. Nel maggio 2024 aveva registrato un video destinato a essere reso pubblico postumo, nel quale spiegava il significato della propria scelta e la inseriva all’interno di una più ampia riflessione cristiana sulla luce, sulla materia, sulla morte e sulla speranza della risurrezione.
Prendendo atto della “Istruzione Ad resurgendum cum Christo circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione” dell’agosto 2016 e, soprattutto, della “Risposta a Sua Em.za, il Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, circa due quesiti relativi alla conservazione delle ceneri dei defunti, sottoposti a cremazione” frutto di una udienza con Papa Francesco del dicembre 2023, la creazione dei Diamanti della Memoria non si è mai collocata in deliberata contrapposizione con i precetti della Chiesa.
Per don Casali, in particolare, il diamante non rappresentava un oggetto prezioso da celebrare in sé, né una forma di ostentazione. Era un segno. Un’immagine visibile attraverso la quale continuare a raccontare ciò che aveva cercato di testimoniare durante la propria vita sacerdotale: la capacità dell’essere umano di lasciarsi attraversare dalla luce di Dio e di rifletterla verso gli altri.
«Da sacerdote ho sempre cercato di vivere come riflesso della luce di Cristo che è nel volto della Chiesa», dichiarava nell’intervista. «È mio desiderio che le ceneri siano diamantificate».
Una volontà preparata come testamento spirituale
Il sacerdote aveva disposto nel proprio testamento la cremazione, inserendo questa volontà all’interno di una riflessione più ampia sulla fragilità del corpo, sulla trasformazione della materia e sulla speranza cristiana della risurrezione.
«Siamo polvere, cenere, ma che palpita, palpita di luce, amore e riflesso», spiegava, richiamando il significato del Mercoledì delle Ceneri. Nella sua visione, la polvere umana non era soltanto simbolo della fine, ma una materia attraversata dal soffio di Dio e destinata a rifletterne la luce.
Il passaggio dalle ceneri al diamante assume così un significato anche simbolico: non una forma di conservazione della persona, ma un’immagine della trasformazione spirituale.
Don Casali aveva espresso anche il desiderio che il diamante potesse essere collocato in un luogo sacro individuato dalla Chiesa, immaginando uno spazio destinato ad accogliere, in futuro, anche altre testimonianze analoghe. Una prospettiva affidata alla valutazione delle autorità ecclesiastiche competenti, ma che rivela quanto la sua scelta fosse pensata non come gesto privato o autoreferenziale, bensì come possibile testimonianza comunitaria.
Dalla volontà espressa nel 2024 al diamante completato
Dopo la morte di don Lanfranco e rispettando le sue disposizioni, la società Algordanza ha provveduto all’estrazione del carbonio dalle ceneri di cremazione e avviato il processo di generazione del diamante. La crescita della gemma si è conclusa recentemente e il risultato è un brillante caratterizzato da naturali sfumature blu.
Il diamante di don Lanfranco non costituisce soltanto il compimento di una disposizione testamentaria. Rende visibile un pensiero maturato negli ultimi anni della sua vita e affidato consapevolmente alla video dichiarazione affinché potesse essere compreso dopo la sua morte.
La sua testimonianza pone una domanda che supera il singolo caso personale: in quali forme la materia può diventare memoria e in quale modo un segno contemporaneo può dialogare con una tradizione spirituale millenaria?
Don Lanfranco aveva formulato la propria risposta attraverso l’immagine della trasfigurazione.
«Che bello pensare alla diamantificazione come segno della trasfigurazione che dobbiamo accogliere e facilitare», affermava, «dove questa polvere delle stelle, divenuta per volontà dell’Altro, del totalmente Altro, creatura vivente, consapevole di un destino altro, si lascia trasformare dall’amore di Dio».
—-
Algordanza
Algordanza AG è una società svizzera nata nel 2004 e specializzata nella creazione di Diamanti della Memoria® dal carbonio estratto dalle ceneri di cremazione o dai capelli delle persone defunte. L’intero processo avviene nella sede dell’azienda a Domat/Ems, nel Cantone dei Grigioni. Il carbonio viene estratto, purificato, trasformato in grafite e sottoposto a condizioni di alta pressione e alta temperatura per consentire la crescita di un diamante creato in laboratorio, dotato delle medesime proprietà chimiche, fisiche e ottiche di un diamante naturale. L’elemento chimico boro presente nel corpo umano in percentuale variabile determina una sfumatura blu più o meno intensa che rende unico ciascun diamante.
Don Lanfranco Casali
Ha iniziato il suo percorso sacerdotale a Castelfidardo, nelle Marche, come cappellano dell’associazione Onarmo (Opera nazionale assistenza religiosa e morale degli operai) aprendo anche una mensa per gli operai. Ha proseguito il suo ministero in Svizzera, a Mosca e in Kazakistan prima di ritornare nella regione di origine. Nel 2016 ha fondato l’associazione Pasci per l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati, provenienti specialmente dalle zone di guerra.








