
Un Labrador di nome Major, una ragazza scozzese di diciannove anni e una poesia scritta nel 1959. È questa l’origine del Ponte dell’Arcobaleno, diventato in tutto il mondo un simbolo di speranza per chi ha perduto un animale amato.
Quando muore un cane, un gatto o un altro animale domestico, capita sempre più spesso di leggere che «ha attraversato il Ponte dell’Arcobaleno». È un’espressione delicata, diventata familiare anche in Italia, che rimanda a un luogo immaginario dove gli animali ritrovano la serenità perduta e attendono di ricongiungersi con le persone che hanno amato. Molti conoscono questa immagine, ma pochi sanno che Il Ponte dell’Arcobaleno non nasce da un’antica leggenda e nemmeno da una tradizione religiosa: è il frutto delle parole scritte da una ragazza scozzese nel 1959, all’indomani della morte del proprio cane.
Il Ponte dell’Arcobaleno: un luogo dove nessun animale soffre più
La storia immagina un luogo situato appena al di qua del Paradiso, fatto di prati verdi, colline e luce, dove gli animali che hanno lasciato la vita terrena possono correre e giocare liberamente. Quelli che erano anziani ritrovano la giovinezza, quelli che erano malati guariscono e chi aveva sofferto torna a essere forte e felice. Non esistono più il dolore, la fame o la paura.
Eppure, in questo luogo apparentemente perfetto, manca ancora qualcosa. Ogni animale conserva il ricordo della persona con cui ha condiviso la propria vita e sente la sua mancanza.
Finché un giorno, mentre gli altri continuano a giocare, uno di loro si ferma improvvisamente. Ha scorto qualcuno in lontananza. I suoi occhi si illuminano, comincia a correre e attraversa i prati sempre più velocemente. Ha riconosciuto il proprio essere umano. I due si ritrovano, si abbracciano e, finalmente riuniti, attraversano insieme il Ponte dell’Arcobaleno, per non separarsi mai più.
È questo il racconto contenuto in Rainbow Bridge, un breve testo poetico in prosa che, attraverso immagini semplicissime, è diventato uno dei modi più conosciuti per rappresentare la speranza di ritrovare un animale dopo la morte.
Edna e Major: la storia vera dietro il Ponte dell’Arcobaleno

Nel 1959, a Inverness, in Scozia, viveva una ragazza di diciannove anni di nome Edna Clyne. Il suo Labrador, Major, era molto più di un animale domestico: era un compagno al quale si sentiva profondamente legata, con cui amava trascorrere il tempo e al quale raccontava persino i propri pensieri.
Quando Major morì, Edna ne fu sconvolta. Il giorno successivo, spinta dal bisogno di esprimere ciò che provava, prese un foglio di quaderno e cominciò a scrivere. Le parole arrivarono quasi spontaneamente. Edna immaginò un luogo meraviglioso nel quale Major potesse tornare a essere felice, correre senza fatica e vivere senza sofferenza. Ma immaginò anche che un giorno lo avrebbe rivisto.
Scrisse sul primo foglio che aveva trovato, senza accorgersi che apparteneva al quaderno della sorella. Quando terminò lo spazio, voltò la pagina, cancellò parte di ciò che vi era già scritto e continuò fino alla fine. Poi aggiunse un titolo: Rainbow Bridge.
Non aveva alcuna intenzione di pubblicare quelle parole. Le mostrò alla madre e, in seguito, ad alcune persone vicine. Il manoscritto originale, con le cancellature e le correzioni, rimase custodito tra i suoi ricordi personali. Per Edna quella poesia apparteneva a lei e a Major. Non poteva immaginare che, molti anni dopo, sarebbe stata letta da persone in tutto il mondo.
Da un foglio di quaderno a una storia conosciuta in tutto il mondo
Negli anni successivi Edna condivise alcune copie dattiloscritte della poesia con amici che avevano perso un animale. Da quelle prime copie, il testo cominciò a circolare, passando di mano in mano. Non riportava il nome dell’autrice e, con il tempo, la sua origine andò perduta.
La poesia venne riprodotta su biglietti di condoglianze, nelle commemorazioni degli animali, nei cimiteri a loro dedicati e successivamente su Internet. Nacquero versioni differenti e qualcuno arrivò persino a rivendicarne la paternità. Il Ponte dell’Arcobaleno diventò così una sorta di leggenda moderna, conosciuta da moltissime persone ma apparentemente priva di un autore identificabile.
La svolta arrivò nel 2023, grazie alle ricerche dello storico dell’arte americano Paul Koudounaris, che da anni si occupava anche della storia della commemorazione degli animali. Incuriosito dalle origini di un testo tanto diffuso, Koudounaris aveva raccolto numerosi indizi, esaminando attribuzioni e testimonianze. Le sue ricerche lo condussero infine a Edna Clyne-Rekhy, ormai ottantaduenne.
Quando riuscì a contattarla, nel gennaio 2023, scoprì che la donna conservava ancora il manoscritto originale scritto nel 1959. Edna non sapeva che la sua poesia fosse diventata così famosa. Aveva continuato a considerarla un ricordo personale, senza immaginare quante persone vi avessero trovato conforto.
Il 9 febbraio 2023 Koudounaris pubblicò la ricostruzione della scoperta, corredata dalle fotografie di Edna e Major e dalle immagini del foglio manoscritto. Quella che per decenni era stata considerata una poesia anonima aveva finalmente ritrovato la propria autrice.
Perché continuiamo a immaginare il Ponte dell’Arcobaleno
C’è una particolarità nella storia scritta da Edna che aiuta a comprenderne la straordinaria diffusione. Il luogo immaginato per gli animali non è semplicemente un paradiso dove tutti vivono felici. È uno spazio di attesa, nel quale la serenità diventa completa soltanto quando arriva la persona amata. Edna non aveva immaginato Major felice perché aveva dimenticato la propria vita. Lo aveva immaginato felice anche grazie alla possibilità di ricordarla e di ritrovarla.
È un’immagine che contiene un desiderio facilmente riconoscibile da chiunque abbia condiviso molti anni con un animale: poterlo rivedere almeno una volta, riconoscere il suo sguardo, accarezzarlo ancora e ritrovare per un istante quella familiarità che la morte ha interrotto.
Il Ponte dell’Arcobaleno non offre risposte verificabili su ciò che accade dopo la morte, né pretende di essere una verità religiosa. La sua forza appartiene piuttosto al linguaggio della speranza e dell’immaginazione.
Non tutte le persone sentono il bisogno di ricorrere a questa rappresentazione, naturalmente. C’è chi preferisce ricordare il proprio animale attraverso fotografie, racconti o semplicemente conservando le abitudini e i ricordi della vita trascorsa insieme. Ma per molti l’immagine di un prato luminoso, di un animale finalmente libero dalla malattia e di un incontro futuro costituisce una forma di conforto che non richiede ulteriori spiegazioni.
Forse anche per questo il racconto ha superato confini geografici, generazioni e convinzioni personali, arrivando fino a noi senza perdere la sua capacità di emozionare.
Il Ponte dell’Arcobaleno e una promessa nata dall’amore per Major
La storia di Edna Clyne-Rekhy è particolarmente significativa perché restituisce un’origine umana a un’immagine che oggi sembra appartenere da sempre alla cultura del ricordo degli animali. Non c’era un progetto letterario dietro quelle parole, né il desiderio di creare una leggenda destinata a diventare famosa. C’era una ragazza che aveva appena perso il suo Labrador e che non riusciva ad accettare l’idea di non rivederlo più. Da quel dolore nacque una storia in cui Major tornava a correre, recuperava la felicità e, soprattutto, continuava ad aspettarla.
Edna non sapeva che stava dando voce a un desiderio condiviso da tante altre persone. Non poteva immaginare che quel foglio di quaderno sarebbe arrivato, attraverso innumerevoli copie e traduzioni, nelle mani di chi aveva perso un cane, un gatto, un cavallo o un altro animale profondamente amato.
Oggi Il Ponte dell’Arcobaleno rimane una storia immaginaria, ma la sua origine è autentica. E forse è proprio questo a renderla particolarmente toccante: sapere che dietro quei prati, quella luce e quell’abbraccio immaginato c’erano una ragazza di diciannove anni e il desiderio di rivedere il proprio cane. Una ragazza che, non sapendo come dirgli addio, preferì immaginare il giorno in cui avrebbe potuto salutarlo di nuovo.
Bibliografia
1. Koudounaris P. The Rainbow Bridge: The True Story Behind History’s Most Influential Piece of Animal Mourning Literature. The Order of the Good Death. 2023 Feb 9. Disponibile su: Articolo originale e fotografie del manoscritto.












