Medicina palliativa e suicidio medicalmente assistito: la posizione della SICP sul fine vita

Medicina palliativa e suicidio medicalmente assistito: la posizione della SICP sul fine vita

La Società Italiana di Cure Palliative (SICP) entra nel dibattito sul fine vita con un documento destinato a diventare un punto di riferimento per professionisti sanitari, bioeticisti e decisori politici. Dopo oltre un anno di confronto multidisciplinare, la società scientifica ha pubblicato un Position Paper dedicato al rapporto tra medicina palliativa e suicidio medicalmente assistito (SMA), affrontando uno dei temi più complessi e divisivi della sanità contemporanea.

L’iniziativa nasce in un momento in cui il suicidio medicalmente assistito occupa una posizione sempre più centrale nel confronto pubblico italiano, a seguito delle evoluzioni giurisprudenziali avvenute negli ultimi anni a partire dalla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale e dalle successive pronunce che hanno progressivamente delineato le condizioni entro cui una persona può richiedere assistenza medica per porre fine alla propria vita.

In questo scenario, la SICP ha ritenuto necessario offrire un contributo che potesse aiutare a orientare il dibattito evitando semplificazioni e contrapposizioni ideologiche.

«Questo documento nasce dalla responsabilità scientifica e civile della SICP», afferma il presidente Gianpaolo Fortini. «Su un tema tanto complesso abbiamo ritenuto necessario offrire un contributo rigoroso, pluralista e orientato alla tutela delle persone più fragili, affinché il dibattito pubblico possa svilupparsi su basi chiare e rispettose della dignità di ogni persona».

Un anno di confronto tra discipline diverse

Alla base del documento vi è il lavoro del Comitato per le Questioni Etiche (COMETE), istituito dalla SICP e composto da 25 professionisti appartenenti a discipline differenti: medici, infermieri, psicologi, bioeticisti, filosofi e giuristi.

La pluralità di competenze e sensibilità presenti all’interno del gruppo non è stata considerata un ostacolo, ma una risorsa metodologica essenziale per affrontare un tema che coinvolge aspetti clinici, morali, giuridici e sociali.

Il lavoro si è sviluppato nell’arco di oltre dodici mesi e ha avuto come obiettivo la ricerca di una “bioetica condivisa”, capace di individuare punti di convergenza senza annullare le differenze.

«Per oltre un anno professionisti con sensibilità differenti, interni ed esterni alla SICP, si sono confrontati senza pregiudizi, mossi dalla ricerca di una bioetica condivisa capace di rispondere concretamente a tali necessità», spiega Danila Valenti, vicepresidente della SICP e presidente esecutiva del COMETE. «In un contesto segnato da aspre contrapposizioni ideologiche, abbiamo scelto il rigore argomentativo e il dialogo».

Secondo Valenti, il metodo adottato rappresenta uno degli aspetti più significativi dell’intero documento: «Senza rinunciare alle proprie convinzioni, ma ponendole in un confronto aperto, il COMETE ha costruito un terreno comune di riflessione: un approccio che riteniamo fondamentale non solo per le cure palliative, ma per l’intero dibattito sul fine vita».

Medicina palliativa e SMA: due domande diverse

Il cuore del Position Paper risiede nella distinzione tra medicina palliativa e suicidio medicalmente assistito.

Secondo la SICP, i due percorsi non devono essere interpretati come alternative terapeutiche poste sullo stesso piano, perché rispondono a bisogni profondamente differenti.

La richiesta di medicina palliativa nasce dalla volontà di essere aiutati a vivere la fase finale della malattia nel modo più dignitoso possibile, con sofferenze controllate e con il sostegno necessario per mantenere relazioni, autonomia e qualità della vita.

La richiesta di suicidio medicalmente assistito, invece, si fonda sulla volontà di interrompere anticipatamente la propria esistenza quando la sofferenza viene percepita come diventata insostenibile e priva di significato.

Entrambe le domande, sottolinea il documento, meritano ascolto e rispetto. Tuttavia richiedono risposte differenti sul piano clinico, organizzativo ed etico.

La medicina palliativa, ricordano gli autori, si inserisce all’interno di una medicina della cura e dell’accompagnamento. Richiamando la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Position Paper sottolinea come le cure palliative “affermino la vita e considerino il morire un processo naturale”, senza l’intenzione di accelerare o ritardare la morte.

L’obiettivo è alleviare la sofferenza, controllare i sintomi, sostenere la persona e la sua famiglia e preservare la dignità fino alla fine naturale della vita.

Diversa è invece la logica del suicidio medicalmente assistito, nel quale la morte anticipata viene considerata una possibile risposta a una sofferenza giudicata intollerabile dalla persona che la vive.

Il nodo dell’intenzionalità

Per la SICP la differenza fondamentale tra i due approcci riguarda l’intenzionalità. Nella medicina palliativa l’intenzione condivisa è curare, alleviare la sofferenza e accompagnare la persona fino alla morte dovuta all’evoluzione della malattia. Nel suicidio medicalmente assistito, invece, l’intenzione è provocare la propria morte per eliminare la sofferenza che rende la vita non più tollerabile.

È proprio questa distinzione che porta il documento a sostenere la necessità di mantenere separati i due ambiti, evitando sovrapposizioni che potrebbero generare confusione sia sul piano culturale sia sul piano organizzativo.

Il ruolo delle équipe palliative nella valutazione delle richieste

Pur rivendicando la specificità della medicina palliativa, il documento attribuisce alle équipe palliative un ruolo importante nelle fasi informative e valutative delle richieste di suicidio medicalmente assistito. I professionisti della medicina palliativa possiedono infatti competenze specifiche nella valutazione della sofferenza globale della persona, che comprende non soltanto il dolore fisico ma anche gli aspetti psicologici, relazionali, esistenziali e spirituali.

Le équipe possono contribuire a comprendere se la richiesta di SMA sia influenzata da fattori modificabili, come sintomi non adeguatamente controllati, condizioni di isolamento, paura di essere un peso per i familiari o una presa in carico insufficiente.

In questo senso, il Position Paper assegna alla medicina palliativa una funzione di garanzia della libertà autentica del paziente. Una libertà che, secondo gli autori, non può limitarsi al riconoscimento teorico di un diritto, ma deve fondarsi sulla concreta possibilità di accedere a cure adeguate e a un’assistenza globale di qualità.

Perché la medicina palliativa resta estranea alla fase esecutiva

Più netta è invece la posizione rispetto alla partecipazione diretta delle équipe di cure palliative alla fase attuativa del suicidio medicalmente assistito. La SICP riconosce che i singoli professionisti possono, secondo coscienza e a titolo personale, scegliere di prendere parte a tali procedure. Tuttavia ritiene che la medicina palliativa, come disciplina e come servizio, debba rimanere estranea alla loro esecuzione.

Le ragioni sono diverse. La prima riguarda la necessità di mantenere una chiara distinzione tra obiettivi e funzioni assistenziali differenti. La seconda riguarda il rischio che un collegamento tra medicina palliativa e suicidio assistito possa generare sfiducia nelle persone più fragili, inducendole a rinunciare a percorsi di cura dai quali potrebbero trarre beneficio.

Secondo il documento, la tutela della libertà di scelta riguarda anche coloro che non desiderano ricorrere al suicidio medicalmente assistito e che devono poter accedere alla medicina palliativa senza timori, ambiguità o fraintendimenti.

La tutela della persona al centro

Al di là delle conclusioni operative, il Position Paper propone una riflessione più ampia sul significato della cura nelle fasi finali della vita.

«Il valore del Position Paper risiede nel superamento delle polarizzazioni attraverso l’ascolto, il rispetto e la ricerca di soluzioni condivise, principi cardine delle cure palliative», osserva Danila Valenti. «L’obiettivo centrale del documento è la piena tutela delle persone malate e di tutti i loro bisogni, anche quelli più complessi».

Un concetto che ritorna anche nelle parole del presidente Fortini, secondo cui l’identità della medicina palliativa si fonda prima di tutto sulla relazione di cura. «Per la natura stessa delle cure palliative e dell’etica della cura alla quale si ispirano, i professionisti delle cure palliative non abbandonano mai la persona malata e la sua famiglia nel percorso, sempre difficile e sofferto, di qualunque scelta nella malattia».

Con questo documento la SICP non intende chiudere il dibattito sul fine vita, ma offrire un contributo fondato sull’esperienza clinica, sul confronto interdisciplinare e sulla centralità della persona. Un invito a distinguere chiaramente i diversi percorsi possibili senza rinunciare all’ascolto, alla complessità e alla tutela delle fragilità che accompagnano ogni scelta nelle fasi più delicate dell’esistenza.

Per approfondire

Società Italiana di Cure Palliative (SICP), Position Paper sul rapporto tra Cure Palliative e Suicidio Medicalmente Assistito, approvato dal Consiglio Direttivo il 5 giugno 2026.



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