
Il lutto dei genitori non riguarda soltanto l’assenza di due persone amate. Per molti significa perdere le proprie radici, il punto di riferimento a cui rivolgersi nei momenti importanti, la certezza che da qualche parte ci sia ancora “casa”.
Perdere un genitore è una delle esperienze più profonde e destabilizzanti che una persona possa affrontare. Quando poi la perdita riguarda entrambi i genitori e avviene nell’arco di poco tempo, il dolore può assumere forme difficili da spiegare a chi non le ha vissute direttamente.
Il libro Tutto bene, grazie. La vera storia di come ho affrontato il lutto dei miei genitori, il panico e imparato a volermi bene nasce dall’esperienza personale di Simona Chiara Solenis, che ha perso entrambi i genitori nell’arco di un anno e mezzo e ha deciso di raccontare il proprio percorso di dolore, smarrimento e trasformazione.
Il lutto dei genitori cambia anche la vita di un adulto
Spesso si tende a pensare che la perdita dei genitori sia un evento naturale, qualcosa che prima o poi tutti dovranno affrontare. Eppure, quando accade, l’età anagrafica conta fino a un certo punto.
L’autrice racconta di aver perso il padre, che definisce “il mio orso, il mio scudo silenzioso”, e successivamente la madre, ricordata attraverso la sua risata contagiosa e i pomeriggi trascorsi a giocare con i nipoti.
A quarant’anni, con una famiglia, un marito e due figli gemelli da crescere, si è ritrovata improvvisamente senza quella presenza che fino a quel momento aveva rappresentato una base sicura.
Nel suo racconto emerge una consapevolezza che molte persone in lutto riconoscono bene: anche da adulti, la perdita dei genitori può provocare uno smarrimento profondo, capace di mettere in discussione equilibri che sembravano consolidati.
Quando muoiono i genitori non perdiamo soltanto due persone amate. Perdiamo anche una parte della nostra storia, delle nostre abitudini e di quell’identità che si è costruita nel rapporto con loro. Per questo il lutto dei genitori può provocare una sensazione di sradicamento che sorprende anche chi si considera adulto, autonomo e preparato ad affrontare la vita.
Quando finiscono i funerali e resta il silenzio
Uno degli aspetti più significativi della testimonianza di Simona Chiara Solenis riguarda ciò che accade dopo.
L’attenzione delle persone si concentra spesso sui giorni immediatamente successivi alla morte, quando ci sono pratiche da svolgere, visite da ricevere e decisioni da prendere. Ma il lutto vero, per molti, inizia proprio quando tutto questo termina.
Come scrive l’autrice:
“Finiti i funerali, finiti i vassoi di tramezzini, la vita ha ripreso a girare esattamente come prima.”
È una frase che descrive con efficacia una sensazione comune a molte persone in lutto: il contrasto tra il mondo esterno che continua il proprio percorso e il dolore che invece resta immutato dentro chi ha subito la perdita.
La solitudine diventa ancora più evidente quando si ha l’impressione che gli altri si aspettino un rapido ritorno alla normalità.
In un altro passaggio particolarmente intenso, l’autrice racconta:
“Sono rimasta lì, con un marito che amavo ma che non riusciva a vedere la voragine, due figli gemelli da proteggere e un dolore invisibile che nessuno intorno a me sembrava disposto ad accogliere davvero.”
Parole che restituiscono il senso di isolamento che spesso accompagna chi sta vivendo un lutto profondo.
Ansia, panico e senso di smarrimento dopo una perdita
Il libro affronta con grande onestà anche un tema di cui si parla ancora troppo poco: le conseguenze emotive e psicologiche del lutto e in particolare del lutto dei genitori.
L’autrice racconta di essere passata dall’essere una persona sicura di sé e organizzata a sentirsi improvvisamente fragile, spaventata e incapace di riconoscersi.
Gli attacchi di panico, l’ansia e il senso di inadeguatezza entrano a far parte della quotidianità.
Molte persone che vivono un lutto importante si interrogano sulla propria reazione emotiva, chiedendosi se sia normale stare così male o impiegare tanto tempo per ritrovare un equilibrio. La testimonianza di Simona Chiara Solenis offre una risposta rassicurante proprio perché non cerca scorciatoie né soluzioni semplicistiche.
Nel racconto emerge la consapevolezza che non si tratta di essere deboli o sbagliati, ma di attraversare un trauma che richiede tempo, ascolto e cura.
I piccoli momenti che fanno riaffiorare l’assenza
Tra i passaggi più toccanti della testimonianza vi è il ricordo di un episodio apparentemente semplice.
Durante una vacanza, trovandosi in un luogo particolarmente bello, l’autrice pensa di telefonare ai propri genitori per suggerire loro di visitarlo con il camper. Per un istante compie il gesto automatico di chi è abituato a condividere una scoperta con le persone amate.
Poi arriva la consapevolezza.
“Avevo quasi il telefono in mano. Poi mi sono resa conto che non potevo perché non c’era più nessuno da chiamare.”
Sono questi momenti quotidiani, spesso inattesi, a raccontare con maggiore precisione cosa significhi convivere con il lutto dei genitori anche a distanza di anni.
Una canzone, una fotografia, un luogo o una ricorrenza possono riaprire improvvisamente il contatto con l’assenza.
Un libro che non insegna, ma accompagna
Tutto bene, grazie non è un manuale e non pretende di spiegare come si dovrebbe elaborare un lutto.
L’autrice stessa chiarisce di aver scritto il libro che avrebbe voluto trovare nel momento più difficile della propria vita:
“Questo libro è quello che avrei voluto trovare quando ero nel mezzo del buio più fitto.”
Più che offrire risposte, il testo cerca di fare compagnia a chi sta attraversando un dolore simile. È una testimonianza che può aiutare il lettore a sentirsi compreso nelle proprie emozioni, anche quando queste appaiono confuse o contraddittorie.
Lutto dei genitori, imparare a convivere con il dolore
Uno dei messaggi più autentici che emerge dal libro riguarda il rapporto con il tempo. Contrariamente a molte aspettative sociali, il dolore non scompare completamente. Cambia forma. Non si torna necessariamente alla persona che si era prima della perdita, ma si può imparare a costruire un nuovo equilibrio.
Per questo colpisce particolarmente una delle riflessioni finali dell’autrice: “Non sono tornata quella di prima, e ho smesso di volerlo.”
È una frase che racchiude una verità condivisa da molte persone in lutto: la guarigione non consiste nel cancellare l’assenza, ma nel trovare un modo per convivere con essa senza smettere di vivere.
La testimonianza di Simona Chiara Solenis ricorda che ogni lutto ha tempi e modalità diverse. Non esistono percorsi uguali per tutti, ma sapere che altri hanno attraversato emozioni simili può aiutare a sentirsi meno soli nel proprio cammino.
Scheda del libro
Titolo: Tutto bene, grazie. La vera storia di come ho affrontato il lutto dei miei genitori, il panico e imparato a volermi bene
Autrice: Simona Chiara Solenis
Un racconto autobiografico che affronta con sincerità il lutto dei genitori, la solitudine che può seguire una perdita importante, gli attacchi di panico e il difficile percorso verso una nuova forma di equilibrio interiore.













