Si potrebbe pensare che il problema dell’inadeguatezza e della bruttezza dei cimiteri non esista: in fondo a coloro che lasciano questo mondo la cosa non interessa granché, i cimiteri sono costruzioni inventate dai vivi e per i vivi, non certo per i morti. Tuttavia il problema dei cimiteri esiste eccome, tra qualche anno i decessi supereranno le nascite e i posti sono limitati. Dove metteremo tutti questi morti? In Italia ci sono 15.834 cimiteri; la mortalità annuale media della popolazione è di circa l’uno per cento. Siamo 60 milioni, quindi l’1% fa 600.000 decessi annui. E in effetti nel 2011 i decessi furono 593.402 mentre nel 2012 sono morti 612.883. Più della metà sono sepolture per tumulazione e un po’ meno della metà sono sepolture per inumazione. Solo un decimo sono cremazioni.

Se facciamo un po’ di conti in termini di edilizia, vediamo che il volume dei loculi corrispondono a circa 700.000 metri cubi che equivalgono più o meno a 2.500 appartamenti e necessitano 390.000 tonnellate di materiale edile. Per le inumazioni si movimentano invece un milione e mezzo di mc di terra, cioè un volume corrispondente ad oltre 5.000 appartamenti. Per le quasi 100.000 cremazioni, invece, l’impatto è pressoché trascurabile. Sarebbe da chiedersi perché non vengano incentivate ancora di più le cremazioni e la corrispondente autodeterminazione del defunto nell’affidare le proprie ceneri affinché l’affidatario ne disponga come stabilito dal deceduto o da chi ha la disponibilità delle ceneri di cremazione.

Walter J. Mendizza

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