Ci siamo mai chiesti a cosa servono i cimiteri e soprattutto a chi servono? Essi rappresentano duplicati raccapriccianti dei nostri sobborghi di periferia. Dalle minuscole strutture abitative dei quartieri periferici si passa al loculo senza soluzione di continuità: dalle gabbie abitative alle nicchie. I cimiteri non sono funzionali al ricordo, nella grande maggioranza sono sgraziati e producono addirittura un effetto opposto al raccoglimento e all’interiorizzazione della propria fragilità. Ma allora a cosa servono i cimiteri?

Si potrebbe dire che servono a lenire il dolore, la sofferenza. Tuttavia a ben guardare non è così, anzi. Il più delle volte il cimitero non riesce ad attenuare quella spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale propria degli esseri umani che è il dolore, lo strazio, l’angoscia determinata anche dalla dimensione affettiva e cognitiva, dalle esperienze passate, dalla struttura psichica e da fattori socio-culturali nonché dalla relazione che esisteva con il defunto. Un carico emotivo difficilmente condivisibile nella quotidianità dato il blocco psichico e l’aspetto di “tabù” per tutto quanto concerne la morte.

Quindi i cimiteri non aiutano a comprendere il processo di rielaborazione del lutto né le relative dinamiche di sostegno.

Walter J. Mendizza

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