Tod Trauer Glaube - SteinkreuzLa cremazione è un rito di antichissima tradizione, già i greci la usavano 3.000 anni fa come cerimoniale predominante, anche se oggi si pensa sia una scelta moderna legata a una autodeterminazione individuale o fatta per ragioni sociologiche.

Anche in Italia ogni giorno un numero sempre maggiore di persone sceglie la cremazione considerandola una decisione ragionevole ed ecologica, che rispetta la vita e l’ambiente.

Cosa pensa la Chiesa cattolica della cremazione?

L’esercizio dell’ignizione dei defunti, veniva praticato anche nell’Antica Roma ma venne quasi del tutto abbandonato con la crisi dell’impero e l’affermazione del cristianesimo.
Anche se la cremazione non era esplicitamente un tabù fra i cristiani, era guardata con sospetto dalle autorità religiose e, a volte, apertamente osteggiata per la preoccupazione che potesse interferire con la resurrezione del corpo e la sua riunione con l’anima.

Successivamente la cristianità medievale se ne servì per punire gli eretici in modo da disperdere le ceneri, affinché del reo si perdesse la memoria e venisse a mancare qualunque traccia del suo passato e, inoltre, impedire a eventuali seguaci o ammiratori di rendere omaggio ai resti del condannato.

La scomunica verso il rito funebre della cremazione venne maggiormente riaffermata tra il ‘700 e l’800, secolo in cui la cremazione era praticata e sostenuta da logge massoniche anticlericali. Solo nel 1963 la Chiesa cattolica, a seguito del concilio vaticano II, fece il primo passo di apertura verso la incinerazione dei defunti, concedendo ai fedeli che scegliessero questa pratica, di avere la sepoltura ecclesiastica, sebbene ribadì l’invito ai vescovi di predicare l’inumazione.

Un primo passo di disponibilità che vide un ulteriore conferma nel 2012 quando la Chiesa sancì la sua ‘apertura’ alla cremazione pubblicando nella nuova edizione del “Rito delle esequie” un’apposita appendice con preghiere dedicate a chi sceglie di essere cremato.

Sfortunatamente, nonostante la scarsità di spazio nei cimiteri, dove si allungano sempre più le liste d’attesa per le tumulazioni, la pratica della cremazione nel nostro paese non ha un particolare successo rispetto a molte altre nazioni, che si differenziano da noi per percentuali decisamente più elevate.

In paesi come la Danimarca l’80% dei deceduti viene cremato fino ad arrivare in Giappone dove la percentuale è del 99%.

L’Italia nonostante la continua crescita arriva a una percentuale di cremazione pari al 18, 43 % e probabilmente una delle cause per cui si preferisce l’inumazione risiede nel retaggio, lasciato in eredità dalla Chiesa cattolica, legato al concetto della risurrezione della carne, seppure Papa Paolo VI, con apposita bolla, dichiarò la libertà della pratica cremazionista, perché “non tocca l’anima, non impedisce all’onnipotenza divina di ricostruire il corpo”.

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