Il cimitero non è il posto dove si possa elaborare un lutto, non è un luogo della memoria del defunto, ma una sorta di discarica per la raccolta e il trattamento di rifiuti speciali: le salme degli umani. Bisogna pensare a forme più “pulite”, più igieniche di sepoltura e che nel contempo permettano di mantenere il legame con la parte organica del proprio caro trapassato.

In questo ci viene incontro la tecnologia: oggigiorno è possibile trasformare le ceneri di cremazione di una persona in un diamante. Un vero e proprio diamante, giacché il diamante è fatto di carbonio e le ceneri di cremazione contengono carbonio. Nella profondità della crosta terrestre, il carbonio viene sottoposto ad elevata temperatura e altissima pressione e questi fattori fanno nascere un diamante. Alla stessa stregua, il carbonio ottenuto dalle ceneri di cremazione può venir sottoposto ad elevate temperature e pressione.

Il diamante dunque può essere una moderna forma di sepoltura che bandisce il macabro ed offre uno spazio concretamente trascendente della memoria che non contrasta con le convinzioni né con le tradizioni. Il diamante permette di realizzare un sistema di elaborazione del lutto e custodia della memoria più moderno e coerente con un’etica basata sull’autodeterminazione.

Alla immaterialità del ricordo il diamante offre una concretezza tangibile e l’angoscia che si annida nella profondità delle nostre solitudini diventa più sopportabile grazie alla “presenza” della persona che abbiamo amato e che non c’è più come corpo anche se i suoi atomi sono andati a costituire appunto il diamante, custode dell’eternità.

Walter J. Mendizza

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