Aveva 59 anni. Veniva da Borgomanero un paese in provincia di Novara. Si chiamava Dominique Velati. Faceva l’infermiera e prestava assistenza ai malati terminali. Sapeva cos’è il dolore. Aveva un cancro, uno di quelli che lasciano poco tempo davanti e ha scelto la dolce morte, in una clinica di Zurigo.

Dominique era una donna libera e ha scelto l’eutanasia. Lo ha fatto consapevolmente, pubblicamente, per richiamare ancora una volta l’attenzione su un problema, quello della scelta del fine vita, al quale la legge italiana non si decide a offrire una soluzione nonostante siano passati nove anni dalla morte di Piergiorgio Welby, che si era rivolto al presidente della Repubblica per chiedere il diritto a una morte dignitosa.

Il giorno prima di partire per la Svizzera racconta perché ha scelto la strada dell’eutanasia. “Per me – spiega la 59enne di Borgomanero – ci vuole più coraggio ad affrontare la malattia e a fare la chemio. E’ una lotta impari. Ho avuto la possibilità di fare questa scelta, anche grazie a Marco Cappato e all’associazione Luca Coscioni“
Prima di partire per il suo ultimo viaggio Dominique ha chiamato gli amici di sempre nel bar sottocasa e ha organizzato un piccolo festeggiamento di saluto.

La donna è deceduta a Berna, il 15 dicembre. Lo ha reso noto oggi il radicale Marco Cappato, autodenunciandosi per averla aiutata a ottenere l’eutanasia. Cappato ha annunciato la disobbedienza civile, contravvenendo al Codice penale italiano. Un aiuto economico, con il pagamento del biglietto di viaggio, ai malati terminali che vogliono il suicidio assistito in Svizzera: è questo l’atto di disobbedienza annunciato oggi dai Radicali, con la costituzione dell’associazione “Sos eutanasia‘”, con apposito conto presso una sede bancaria.

Dominique militava nel Partito radicale da trent’anni e nella sua vita si è sempre battuta per la libertà. Ha deciso di morire in Svizzera, per essere libera fino alla fine e, in questa bellissima intervista, ci lascia dicendo:“Parliamone! Parliamone! Parliamone! La vostra vita vi appartiene, e quindi anche la morte. Perché averne paura?” e

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