Roland Barthes è stato un saggista, critico letterario, linguista e semiologo francese, fra i maggiori esponenti della nuova critica francese abituato a produrre, per la composizione dei suoi saggi, schede descrittive su temi e motivi che, in un secondo tempo, e seguendo una precisa architettura, cuciva insieme.

Non avrebbe mai immaginato che questa sua metodologia di lavoro un giorno gli sarebbe stata utile per elaboare il lutto della morte dell’amatissima madre Henriette.

L’autore di “Frammenti di un discorso amoroso” era legatissimo a Henriette Binger, nata nel 1893 e rimasta vedova a ventitré anni, quando il piccolo Roland aveva solo un anno. Lo scrittore aveva con la madre un rapporto unico ed esclusivo, suggellato da un legame fortissimo. Per il celebre critico e saggista, la figura materna resterà fondamentale e insostituibile, tanto che la sua scomparsa sarà vissuta come la fine di un mondo. Un trauma senza precedenti che però egli si sforzò di descrivere, analizzare e comprendere, annotando giorno dopo giorno pensieri e stati d’ animo, emozioni e riflessioni, ricordi e piccoli fatti quotidiani che daranno vita a I Quaderni del lutto / Dove lei non è, un diario iniziato il Il 26 ottobre 1977 e scritto su trecentotrenta schede preparate da Barthes stesso, che lavorò sempre annotando le sue riflessioni su piccoli foglietti ricavati da un foglio di carta diviso in quattro parti. Rimasto inedito per molto tempo fu pubblicato nel 2009 dall’editore francese Seuil.
Un lavoro si  profonda riflessione sul dolore e sull’amore.  Barthes registrò i suoi pensieri sul diario per quasi due anni – sconvolto dalla «presenza dell’assenza» e da un lutto che «è quello della relazione amorosa», un «lutto puro, che nulla deve al cambiamento della vita, alla solitudine».

Il suo è un lutto «caotico» ed «erratico» e «resiste all’idea corrente – e psicanalitica – di un lutto sottomesso al tempo, che si dialettizza, si logora e si accomoda». Per Barthes, il tempo non mitiga il dolore, «non fa passare nulla, fa solo passare l’ emotività del lutto» ecco perché mano mano che il diario avanza la parola «lutto» sostituisce progressivamente termini come «dolore», «dispiacere» o «sofferenza», che gli sembrano più concreti, anche se più «egoisti».

Solo dopo molto tempo trova il modo di superare il lutto con l’unica cosa che può aiutarlo, la scrittura, seppure, all’inizio con il dubbio di tradire la memoria della madre. Ritorna a scrivere per «integrare il dolore a una scrittura», dato che scrivere è l’ unico modo per combattere «la lacerazione dell’oblio che si annuncia assoluto» Dal lavoro come forma per elaborare il lutto nascerà La camera chiara,  il fondamentale saggio sulla fotografia dedicato alla madre.

Comments

comments

banner_algordanza_206x120